SPESE FIGLI ALLOGGIO FUORI SEDE
Genitori Separati e Obblighi di Mantenimento: Questioni Legali tra Studio Universitario e Responsabilità Genitoriali
La separazione coniugale trasforma spesso dinamiche familiari in intricate questioni giuridiche, specie quando coinvolge figli maggiorenni non ancora autosufficienti. Un caso recente, emblematico di tali conflitti, vede una figlia universitaria al centro di un contenzioso tra genitori separati, con il padre che rifiuta di contribuire alle spese per l’alloggio fuori sede.
Il Contesto: Esigenze Accademiche e Contrasti Economici
I genitori, in fase di separazione, hanno una figlia maggiorenne iscritta all’Università di Venezia. Per garantire la frequenza accademica, la giovane ha necessità di trasferirsi in città, ma il padre, dopo un iniziale consenso alla ricerca di un alloggio, ha revocato il sostegno. La madre si è così addossata l’onere dell’affitto, intestandosi il contratto. Il padre oppone due argomentazioni:
- L’assenza di un accordo formale pregresso sulle spese;
- La presunta incapacità economica di contribuire, suggerendo alla figlia di optare per un pendolarismo da paese X , nonostante il tragitto richieda oltre quattro ore giornaliere.
Un elemento critico emerge dalla sua situazione finanziaria: tra luglio e settembre, ha destinato un importo considerevole a consumazioni in locali pubblici, cifra incongruente con la dichiarata impossibilità di sostenere spese essenziali.
Quadro Normativo: Mantenimento e Autosufficienza Economica
L’art. 337-septies c.c. stabilisce che l’obbligo di mantenimento permane fino all’autosufficienza economica del figlio, includendo le spese per la formazione universitaria. La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 33939/2023, ha precisato due principi chiave:
- Le spese universitarie, pur straordinarie, non necessitano di accordo preventivo se rispondono a criteri di ragionevolezza e adeguatezza al contesto familiare;
- Il dissenso di un genitore non può pregiudicare il diritto allo studio, specie quando alternative come il pendolarismo risultano oggettivamente incompatibili con l’impegno accademico.
La Necessità del Trasferimento: Un’Analisi di Ragionevolezza
Un viaggio quotidiano di quattro ore comprometterebbe non solo la regolarità della frequenza universitaria, ma anche la qualità della preparazione e della vita personale della studentessa. La giurisprudenza riconosce che le spese per alloggi fuori sede, se giustificate da esigenze formative, rientrano tra gli oneri condivisibili tra genitori, in proporzione alle rispettive capacità economiche. Proporre soluzioni impraticabili equivale, dunque, a un indebito tentativo di eludere responsabilità.
Discrepanze Economiche: Priorità o Negligenza?
Le dichiarazioni del padre sull’impossibilità di contribuire stridono con l’evidenza di spese ingenti per attività non essenziali. I tribunali, nel valutare la capacità contributiva, esaminano non solo il reddito, ma anche le abitudini di consumo: l’allocazione di risorse in voci superflue, a discapito di obblighi primari come l’istruzione, può configurarsi come una violazione indiretta dei doveri genitoriali.
Riflessioni Conclusive: Etica Genitoriale e Rigore Giuridico
Questo caso solleva questioni profonde sul rapporto tra responsabilità legale ed etica familiare. L’obbligo di mantenimento, infatti, non si esaurisce nel mero adempimento formale, ma implica un impegno concreto a garantire ai figli opportunità di crescita coerenti con le loro potenzialità.
La legge, in tal senso, opera come garante di un equilibrio tra autonomia genitoriale e diritti dei figli:
- Rilevanza della buona fede: L’assenza di un accordo preventivo non legittima il rifiuto di contribuire se le spese sono oggettivamente necessarie e proporzionate;
- Valutazione olistica delle capacità economiche: I giudici analizzano non solo le entrate, ma anche le scelte di spesa, penalizzando chi privilegia consumi voluttuari a scapito di doveri primari;
- Tutela del progetto di vita del figlio: L’università non è un mero percorso formativo, ma un investimento nel futuro, protetto dall’ordinamento come interesse superiore.
In definitiva, la vicenda ribadisce un principio cardine: la separazione non dissolve i doveri genitoriali, ma li ridefinisce in un’ottica di corresponsabilità, dove l’interesse del figlio deve prevalere su conflitti personali.


