TITOLO: Multe “Copia-Incolla”: Quando la Burocrazia Sbaglia (e Come Abbiamo Annullato la Sanzione)
Spesso si pensa che quando arriva una busta verde dalla Prefettura o dall’Agenzia delle Entrate, i giochi siano fatti. “Lo Stato ha sempre ragione”, si dice. Ma la storia che vi racconto oggi, un caso reale affrontato e risolto recentemente dal mio studio, dimostra esattamente il contrario.
A volte, la fretta e i modelli precompilati giocano brutti scherzi alla Pubblica Amministrazione. E a pagarne le spese (se non ci si difende) è il cittadino.
Il Fatto: Un Bar, un Verbale e una “Magia”
Qualche tempo fa si presenta in studio la Sig.ra Caia (nome di fantasia), titolare di un bar. Nel 2021, in piena emergenza Covid, aveva ricevuto una visita delle Forze dell’Ordine che le contestavano di aver tenuto aperto il locale violando le norme della “zona rossa”. I militari redigono il verbale: “Mancata sospensione dell’attività di ristorazione”.
Passano gli anni e arriva l’Ordinanza-Ingiunzione del Prefetto, ovvero l’atto finale che ordina di pagare la multa (oltre 400 euro). Caia è rassegnata, pronta a pagare per chiudere la storia.
Tuttavia, analizzando i documenti fianco a fianco, ho notato qualcosa di incredibile.
L’Errore Macroscopico
Mentre il verbale dei Carabinieri parlava chiaramente di un bar aperto, l’Ordinanza del Prefetto scriveva, nero su bianco, che la Sig.ra Caia era stata sanzionata perché… “non rispettava i divieti di spostamento”.
In pratica, secondo la Prefettura, la mia cliente non era una commerciante che lavorava, ma una privata cittadina a spasso senza autocertificazione.
Cosa è successo? Semplice: l’ufficio competente, probabilmente sommerso dalle pratiche, non ha letto il verbale. Ha preso un modello precompilato standard (quello per i pedoni), ha inserito il nome della mia cliente e ha stampato l’atto. Un classico errore di “copia-incolla”.
La Strategia Difensiva: Perché abbiamo vinto
Ho immediatamente predisposto un ricorso al Giudice di Pace. La tesi difensiva era solida ma tecnica: vizio di motivazione per travisamento dei fatti.
In udienza ho sostenuto un principio fondamentale del nostro ordinamento: il diritto di difesa (art. 24 Cost.). Come può un cittadino difendersi se l’accusa cambia le carte in tavola? Caia non poteva difendersi dall’accusa di essersi “spostata senza motivo”, perché quel fatto non era mai avvenuto!
L’Esito: Ricorso Accolto e Multa Annullata
Il Giudice di Pace ha accolto in pieno la nostra tesi. Ha riconosciuto che l’atto della Prefettura era affetto da un vizio logico insanabile: la motivazione non corrispondeva alla realtà accertata.
Risultato? Ordinanza annullata e la Sig.ra Caia non deve pagare nulla.
Cosa ci insegna questa storia?
Questa vittoria ci ricorda che gli atti della Pubblica Amministrazione non sono infallibili. Dietro ogni sanzione c’è una procedura complessa e, spesso, errori formali o sostanziali che rendono l’atto illegittimo.
Non fermatevi alla cifra scritta sul bollettino. Prima di pagare, o prima di disperare, fate analizzare le carte a un professionista. A volte, la differenza tra pagare e vincere sta tutta in una riga scritta male.


