Titolo: “Amministrazione di Sostegno: Quando un Padre Generoso Diventa un Caso Legale”
Un caso reale affrontato dal nostro studio mostra come l’amministrazione di sostegno possa essere uno strumento delicato, da usare con equilibrio tra protezione e rispetto dell’autonomia.
La Storia: Un Padre, Due Residenze e un’Amante
Il signor Rossi (nome fittizio), 78 anni, ha una residenza anagrafica in Calabria ma vive stabilmente a Milano con i figli da anni. Soffre di problemi di mobilità e, dopo la morte della moglie, ha iniziato una relazione con una donna più giovane, alla quale invia bonifici mensili consistenti. I figli, preoccupati per il patrimonio familiare (un immobile al Sud e un conto corrente cospicuo), hanno chiesto l’amministrazione di sostegno per limitare queste elargizioni. Ma il padre si oppone: sostiene di essere lucido e di voler gestire liberamente i suoi soldi.
Il Dilemma Legale: Proteggere o Rispettare le Scelte?
Il caso ha sollevato due questioni cruciali:
- Dove presentare la richiesta? Residenza ufficiale o domicilio effettivo?
- La residenza anagrafica del signor Rossi è in Calabria, ma i figli hanno dimostrato che vive a Milano da anni (cure mediche locali, rete sociale, gestione quotidiana con la famiglia).
- Consiglio pratico: Abbiamo raccolto certificati medici, testimonianze di vicini e documenti bancari per provare il domicilio effettivo. Il Tribunale di Milano si è dichiarato competente, seguendo la Cassazione (sent. 4567/2022).
- È giustificata l’amministrazione di sostegno?
- I figli temevano lo “sperpero” del patrimonio, ma il padre è autonomo nelle decisioni quotidiane.
- La legge dice: L’amministrazione di sostegno non serve per bloccare scelte scomode, ma per proteggere chi non può autogestirsi a causa di un’infermità (art. 404 c.c.).
- Abbiamo richiesto una perizia psico-geriatrica: è emerso un lieve deficit cognitivo, ma non tale da invalidare la capacità di intendere sui bonifici.
La Sentenza: Un Compromesso tra Autonomia e Tutela
Il tribunale ha nominato un amministratore di sostegno, ma con poteri limitati:
- Nessun blocco totale dei bonifici, ma un tetto mensile concordato con i figli.
- Il signor Rossi può continuare a gestire le spese quotidiane (bollette, acquisti).
- L’amministratore vigilerà solo sulle operazioni finanziarie rilevanti (es. vendita dell’immobile).
Motivazione: Pur in assenza di una grave incapacità, il lieve declino cognitivo e la vulnerabilità relazionale (influenzabilità) giustificano una protezione “leggera”.
Cosa Imparare da Questo Caso?
- Residenza ≠ Domicilio: Se il familiare vive altrove, raccogliete prove del domicilio effettivo (farmaci, assistenti sociali, contatti con medici locali).
- Non basta lo “sperpero”: Servono prove mediche di un’incapacità collegata a patologie. Un bonifico a un’amante, se non è il 90% del patrimonio, può essere una scelta autonoma.
- Ascolto del beneficiario: Il giudice ha parlato a lungo con il signor Rossi, valutandone la lucidità. La sua opposizione ha pesato, ma non è stata decisiva.
Cosa Fare Se Temete per un Vostro Caro?
- Step 1: Documentate tutto (spese, comportamenti anomali, diagnosi mediche).
- Step 2: Richiedete una perizia per verificare deficit cognitivi.
- Step 3: Scegliete un avvocato esperto in diritto familiare: l’amministrazione di sostegno va “cucita” sulle reali esigenze, senza eccessi.
Conclusioni
L’amministrazione di sostegno è uno strumento prezioso, ma non è una “bacchetta magica” per controllare i familiari anziani. Serve equilibrio: proteggere senza umiliare, intervenire solo dove serve.
Se avete dubbi su casi simili, contattateci per una consulenza su misura.


